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RACCONTO QUALCOSA DI MECritiche costruttive Due sabati fa ho fatto un’omelia proprio sbagliata. Ho ricevuto molte critiche. Avevano ragione. Ho cercato di ascoltarli veramente. Li ho ringraziati. Ma dopo era difficile fare bene ciò che dovevo fare. Avevo dentro una grande angoscia e sensi di colpa. Dovevo fare un po’ di violenza su me stesso per stare attento alle persone con cui ero, per vivere per loro, per non avere sempre la testa a rimuginare il mio errore. È stata dura, ma ho potuto constatare in quel weekend dei frutti veramente belli, mi sembra al di là delle mie capacità. Il frutto più bello è stato quello di un paio di fidanzati che erano venuti al coro sono con molti dubbi e che poi mi hanno fatto uno splendido riassunto su quale è la differenza tra sposarsi in chiesa e sposarsi il comune o convivere: “partecipare alla comunità”. Mi ha fatto piacere come abbiano colto la cosa più importante. Uno di questi sta già pensando con la sua fidanzata a come inserirsi nella parrocchia dove abiteranno e discuteva di questo con gli animatori del corso. Un altro frutto è stata la messa coi ragazzi di seconda superiore. Erano attentissimi, come non sono abituato con ragazzi della loro età. Forse quando sei sulla croce e ti butti ad amare lo fai con cuore più puro e allora lo Spirito Santo lavora di più. FELIX CULPA. Nei giorni successivi ci sono state dei colloqui con queste persone che mi avevano corretto che per me sono stati momenti belli, mi sembra di comunione reale. Mi sembra che rapporto tra noi invece di essersi incrinato è diventato più forte. O almeno è così per me.
Riunioni Giovedì scorso sono andato a fare una riunione a Torino nella sede la Gioc con animatori provenienti da diverse parrocchie. Ho cercato di essere attento a tutti. Ad ognuno una parola personalizzata. Un chiedere notizie. Mi sembra che si stia creando un bel rapporto di comunione. Alcuni di loro si aprono con me. Cerca in quel momento di fare il vuoto e ascoltare veramente. Cerca di dimenticare la stanchezza e vivere per chi ho davanti.
Ritiro preti Mercoledì scorso sono andato a partecipare al ritiro dei preti con il vescovo. C’è una cosa che mi ha colpito. L’incontro con gli altri preti era spesso una festa. Ho potuto constatare che in questi anni si sono costruiti tra noi dei rapporti veri, non formali, non solo di lavoro o di cameratismo. È proprio una cosa bella, sentire che ho una famiglia con loro. La stessa cosa la sperimentata giorno prima quando sono andato a fare una riunione con un sacerdote, Don Massimo, con cui avevamo condiviso l’amicizia sin dai tempi del seminario, pur essendo di diocesi diverse.
Confessioni In Avvento e in Quaresima organizziamo delle confessioni per i giovani delle superiori. Non sono momenti facili perché non è facile convincerli a partecipare e soprattutto non è facile gestire una serata con ragazzi che spesso non sono abituati a pregare. Spesso queste serate non sono state proprio molto raccolte. Ma negli anni avevo sempre creduto in loro, non ci siamo mai scoraggiati. Ogni volta avevo cercato di verificare come era andata in amicizia tra noi. In un clima di comunione notavamo gli aspetti positivi e le cose da migliorare e ci eravamo a vicenda coraggio per osare di più, per prepararci meglio. L’ultima volta avevamo deciso di provare a far preparare l’esame di coscienza direttamente dai ragazzi, a gruppo e di provare ad ascoltarci fra noi mentre cercavamo di dire le spiegazioni che avremmo dovuto fare a loro. Aiutandoci a spiegare con più chiarezza. Tutto questo, mi sembra, è stato un esercizio di comunione e di unità tra noi che ci ha resi ancora più amici. E questo è un primo frutto. Un secondo frutto è che sicuramente Gesù sarà stato ancora più presente in mezzo a noi attirato dal nostro amore reciproco. Un terzo frutto è stato che le ultime confessioni, appena svolte, sono state veramente bellissime. C’era un clima di raccoglimento tra tutti. Bellissimo l’esame di coscienza dei ragazzi ma belle anche le spiegazioni fatte da laici, non solo da preti. Bellissimo quando Dario ha paragonato la confessione al farsi una bella doccia dopo una lunga corsa. È un esempio che ha colpito tanti. Bellissimo quando Sara ha detto perché secondo lei è importante fare un buon esame di coscienza. Si vedeva che ciò che diceva era frutto di una sua riflessione personale. Bellissimo il commento che Fabrizio ha fatto su un brano di Vangelo. Una persona che non voleva confessarsi è stata convinta proprio da questa spiegazione. Tutto questo mi sembra che sia frutto dell’unità che abbiamo creato tra noi.
Cresime Da un po’ di tempo per le cresime chiediamo ai ragazzi di aver fatto almeno due anni di catechismo. Sono sempre di meno i ragazzi che non fanno questo ma ce ne sono sempre alcuni, qualcuno che s’inserisce dopo e qualcuno che ha avuto qualche incertezza nel cammino. Per gli altri proponiamo di fare la cresima un po’ dopo facendo un percorso, normalmente seguito da me, di qualche mese. Le famiglie di questi ragazzi naturalmente si sentano sempre un po’ arrabbiate con me. Per questo motivo cerco di dedicar a loro più tempo. Ad esempio quando deve incominciare questo percorso di catechismo non mi limito a fare loro la telefonata ma vado a trovarli tutti a casa per creare un rapporto. Col tempo si vedono anche i frutti. Ad esempio una di queste famiglie mi ha chiesto di benedire il loro anniversario di matrimonio. Quest’anno erano 10 ragazzi di terza media e prima superiore. A seguirli, alternandosi con me, c’era il seminarista. I ragazzi si sono trovati così bene che hanno chiesto di fare un ritiro, che abbiamo realizzato due settimane dopo la cresima. È andato bene. Mi hanno detto: “Grazie perché ci prendete sul serio. Avevamo chiesto di fare il ritiro è voi l’avete fatto veramente. Avevamo chiesto di non essere trattati da bambini, facendoci fare giochi stupidi. E voi avete fatto così”. Oltre l’anonimato delle grandi città Testimonianza di Paco Tomás Sacerdote collaboratore Nunziatura Apostolica, Madrid (Spagna)Oltre l’anonimato delle grandi città Testimonianza di Paco Tomás Sacerdote collaboratore Nunziatura Apostolica, Madrid (Spagna)
Uno dei problemi delle metropoli come Madrid, è la mancanza di comunicazione. Ogni giorno migliaia di persone prendono i mezzi pubblici e affollano le grandi stazioni, ma nessuno parla con l’altro. Neanche si osa guardare in faccia le persone che si hanno accanto, perché impegnate a leggere il giornale, ad ascoltare musica o a parlare al cellulare. Ho deciso, allora, di cominciare a salutare la gente, come si usa fare in quei piccoli villaggi dove vivevo anni prima e, anche se per natura sono molto introverso, saluto qualsiasi persona incontro per strada, alla stazione ferroviaria, durante i miei quotidiani viaggi in treno dalla casa dove abito a Madrid. Il primo saluto, mi costa sempre tanta fatica. La gente all’inizio si meraviglia ma poi, di solito, gradisce. Magari saliamo insieme sul treno o c’incamminiamo insieme parlando. Così, dopo tre anni, sono circa 200 le persone con cui ho instaurato un dialogo. Certo non sempre la cosa funziona: alcuni quando mi vedono, abbassano la testa o prendono un’altra strada. Ma in genere vengono fuori bellissime esperienze. La prima persona che ho salutato era una signora. Quattro giorni dopo ho potuto amministrare il sacramento dell’unzione degli infermi a suo papà. Subito dopo mi ha chiesto: “Ma perché quel giorno mi ha salutata?” e io le ho risposto: “Perché credo nella fraternità universale, poiché Gesù ha chiesto «Che tutti siano uno»”. E lei: “No; forse perché Dio voleva preparare bene mio padre per questo momento. Da oggi, se qualcuno mi dirà che Dio non esiste, mi metterò a discutere con lui!”. Questa fu per me la conferma che bisogna essere attenti al prossimo che Dio ci mette davanti nell’attimo presente e non lasciarcelo sfuggire. Quella signora mi ha portato poi a conoscere tutte le sue compagne di lavoro ed in seguito ho presieduto la celebrazione del matrimonio di sua sorella e battezzato la bambina. Nella mia chiesa, la mamma di una ragazza mi ha raccontato di un fatto accaduto a sua figlia: «Un giorno se ne era andata a lavorare arrabbiata contro Dio, ma quando tornò a casa mi disse: “Mamma, sai cosa mi è successo? In stazione ho incontrato un signore che mi ha salutata, abbiamo viaggiato insieme parlando di tante cose, ed era un prete!”». Per quella ragazza, questo era un segno che Dio le veniva incontro. Mi hanno così invitato più volte a pranzare con loro, a benedire la loro casa e mi hanno poi presentato ai loro vicini. Questi, anche se la moglie appartiene alla Chiesa ortodossa russa, mi hanno chiesto di benedire la loro casa e più volte sono rimasto a cena da loro. Un giorno c’era uno sciopero e si doveva aspettare per parecchio il treno. Due bambini e il loro papà erano annoiati dalla lunga attesa. Mi sono messo allora ad insegnare loro delle canzoni coi gesti. Il giorno dopo, i piccoli hanno convinto il papà a venire a trovarmi. Da allora, ogni sabato vengono alla nostra Messa e hanno voluto che fossi io ad amministrare la prima comunione alla figlia. Alcune persone che da anni erano vicini di casa, o altri che da tempo si erano incrociati alla stazione o avevano viaggiato sullo stesso treno, non si erano mai conosciuti. Sono stato io a presentarli l’uno all’altro! Alcuni sono diventati oggi amici inseparabili. Nascono rapporti molto belli anche con chi non crede. Un signore, “agnostico di sinistra” (così lui stesso si definiva nella prima mail), mi ha sentito raccontare che da bambino avevo desiderato uno Scalextric (gioco di macchinette), e che dopo aver risparmiato per ben due volte i soldi necessari, li avevo donati per i missionari. Il giorno dell’Epifania ho visto arrivare un grande pacco, anonimo. Era quel gioco; provvidenziale perché proprio in quei giorni avevo assunto l’impegno di animare un gruppetto di bambini. "Ma vuoi fare l'uomo vecchio o l'uomo nuovo?"
IL PIU' BEL
MESSAGGIO NATALIZIO L'HO RICEVUTO DA BEPPE, PAPA' DI TRE SPLENDIDI BAMBINI:
Carissimo don Ale,
Grazie per l'opportunità della Messa per i bimbi di ieri sera: i nostri bimbi sono stati molto colpiti da quanto hanno vissuto e da ieri, se uno comincia a litigare, l'altro gli dice: "Ma vuoi fare l'uomo vecchio o l'uomo nuovo?"... com'è vero che i piccoli sono i nostri maestri! CON I BAMBINI DA 0 a 8 ANNI ABBIAMO CANTATO UN
CANTO PER SPIEGARE A LORO IL NATALE: Dentro di noi c’è l’uomo vecchio,
Mi dice sempre di
essere egoista, Di
farmi gli affari miei, Di non pensare miei agli
altri. Meno male che è
venuto Gesù, E io l’ho
accolto dentro di me. Ora al posto dell’uomo vecchio,
Dentro di me,
regna solo
Gesù. E Gesù mi dice di
amare, amare, amare,
pensare sempre agli
altri, fare tanti atti
d’amore.
O uomo vecchio, quanto m’hai tormentato ora al tuo posto regna solo Gesù che brutti scherzi tu però m’hai tirato... non ritornar mai più!
Regna la pace canta l’amore quando c’è l’Unità. Solo una luce arde nel cuore: la vita di Gesù
O uomo nuovo quanta gioia m’hai dato da quando in terra lascio viver Gesù e sul Suo Cuore il nostro cuore è plasmato vivi in me solo Tu!!!
Regna la pace...
Piccolissimi fatti di VangeloPiccolissimi fatti di Vangelo
Settimana vocazionale
Avevamo messo in programma come diocesi di fare una settimana vocazionale per ragazzi maschi delle superiori in quattro diverse parrocchie della diocesi. Purtroppo le tre settimane nelle altre parrocchie sono saltate, non c'erano ragazzi. Solo da noi siamo riusciti a coinvolgere alcuni ragazzi. Il rettore del seminario minore, don Ferruccio, mi ha detto che la causa forse è il fatto che gli altri preti erano parroci, avevano troppo da fare, avevano meno contatto coi giovani. Ma mi ha detto che forse la causa era anche nel fatto che gli altri preti non ci avevano creduto come me in questa settimana. Mi ha fatto piacere. Alla fine forse quando nelle cose ci credi, quando ci metti amore, quando ci preghi sopra, quando cerchi di coinvolgere e di creare cointeresse, comunione intorno ad un valore (come, in questo caso, la vocazione), quando cerchi di costruire iniziative mettendoti in discussione. Alla fine qualche frutto forse viene. Non mi sento certamente un prete con capacità particolari. Anzi, sono un pasticcione. Ma questi piccoli frutti mi fanno capire che devo cercare sempre di più, che dobbiamo cercare sempre di più, di agire nella comunione, con la comunione, con l'amore, con fede e credendo più nelle possibilità di Dio e di Gesù in mezzo a noi che nelle nostre.
Colloquio
Dovevo un lavoro entro pochissimo tempo ed aspettavo l'arrivo di una ragazza. Le avevo chiesto di venirmi a parlare perché si sentisse un po' ascoltata, cercata, perché potessi fargli delle proposte forti di fede a lei che era un po' che non veniva più ai gruppi. Sinceramente speravo che non venisse più, così avrei potuto finire il lavoro. Era nervosissimo. Avevo paura di non riuscire ad accoglierla bene. Puntualmente è arrivata e non è arrivata sola. Ma con una sua amica, che avevo cercato il giorno prima per lo stesso motivo. E che non avevo trovato. Avevo parlato solo con sua sorella. Avrei preferito incontrarle ciascuna da sola per l'impressione che i ragazzi quando sono da soli si aprono di più, e sono più sinceri. La cosa era ancora più difficile. Io ero molto nervoso e stanco. Dovevo parlare contemporaneamente con lei con l'altra ragazza e andare comunque in profondità. Cosa che non è facile quando sono in due. Ho dovuto superarmi. Perdere tutto. Affidare questo incontro allo Spirito Santo. È bastato offrire un bicchier d'acqua, qualche fragola, un pasticcino e si è creato un clima bello di comunione. Hanno raccontato qualcosa di loro. Ascoltavo e chiedevo. Alla fine mi sono sentito libero di far loro la proposta di un ritiro spirituale molto impegnativo che stiamo organizzando per i giovani denominato TreGiorniPerTe. L'incontro più bella della giornata è avvenuto nel momento più difficile della giornata. Nel momento in cui ero meno in forma. È Dio che mi aiuta sempre ricordarmi che non dipende da me nulla, ma tutto dipende da lui.
Scout
Gli scout della mia parrocchia non avevano più fiducia in me. Avevo fatto degli errori. Non ero riuscito a coinvolgerli bene. Con loro avevo avuto anche una certa immaturità, probabilmente. Aveva puntato su delle cose sbagliate, come il rapporto con i ragazzi che con gli educatori. Era da un po' di anni che mi sembrava una situazione irrisolvibile. Le difficoltà di rapporto con me si ricavano anche di fatto difficoltà di rapporto con il resto della comunità giovanile. Ho capito che dovevo coinvolgerli in un modo nuovo. Abbiamo dedicato un consiglio d'oratorio solo a loro. Ad ascoltarli e cercare di conoscerli di più. Successivamente ho cercato di prendere sul serio le loro richieste. Ad esempio li ho fatti incontrare con i catechisti. Proporremo, ad esempio, ad ogni gruppo di catechismo di seconda media il cammino del reparto come continuazione nel dopo-cresima. Adesso sembra che ci sia un clima diverso.
Ultramaggiorenni
C'è un gruppo di una delle due mie parrocchie che doveva morire. O almeno così sembrava. Tutti erano lì ad aspettare da me che preparassi qualcosa ogni volta. Ogni volta c'erano sempre delle persone in meno. Mi stavo scoraggiando. Ad un certo punto ho capito di dover fare qualcosa: propongo a loro di essere protagonisti, di preparare a turno il gruppo ogni volta. Fornisco loro un libro come traccia, fatto dall’Azione Cattolica. La prima volta faccio vedere io come si può preparare un gruppo e poi a poco a poco, all'inizio restii, poi più entusiasti, preparano il gruppo a turno. Adesso sembrano felici. L'ultima volta erano 25. C'era anche gente nuova. Una signora si è aperta ed ha raccontatto che dopo la morte del marito ha tolto la TV. Legge il Vangelo. (Mi ricordo che due anni fa ero io che gli avevo proposto questo). Si crea un clima profondo. Io dico, scherzando ma non troppo: “Sentendo voi mi devo poi confessare”, perché vengono fuori veramente delle cose che fanno convertire. Quest'anno la gita la faremo in comunione con un gruppo dell'altra parrocchia.
Matrimonio
Un altro matrimonio come tanti altri. La gente non è di per Gesù o per la fede. C'è tantissima esteriorità. Hanno chiamato un coro Gospel con i canti in inglese. Non sanno rispondere a nulla. Arrivano con mezz'ora di ritardo. Ma io cerco di non fermarmi a queste cose. Cerco di amare. Mi prepara con la preghiera. Quando arrivano li saluto ad uno ad uno. Scopro che la sorella dello sposo è separata, convive con un altro, il saluto con tutto l'amore che ho. Durante la celebrazione c'è un clima di grande silenzio, attenzione, ascolto. Nessun chiacchierio. Nella predica parlo quasi solo di Gesù, del suo amore, della sua accoglienza per tutti senza giudicare nessuno, della sua proposta di vita meravigliosa. Mi sembra che le parole siano ascoltate con grande attenzione. Alla fine un testimone mi ringrazia: “Una messa diversa”. Dico alla sorella dello sposo: “Mi vieni a parlare una volta?”. E lei dice “Sì”. Speriamo, se Dio vuole, che sia passato qualcosa del Vangelo.
Una donna che ha perso un bambino nella pancia ha visto il mio blog. Mi ha scritto disperata. Ho cercato di ascoltare lo Spirito Santo e le ho risposto. Sembra che lo spirito Santo mi abbia usato come strumento.
----- ----- Caro don Ale, le tue parole, come un fulgido raggio di sole in una giornata invernale, hanno scaldato il mio cuore. Sei l'unico che ha capito il mio stato d'animo e soprattutto unico ad aver aperto un sipario sul palcoscenico della mia vita, così cupa e insignificante(o almeno questa è la sensazione attuale) Come tu riporti "una goccia d'acqua che cade con costanza buca la roccia"e farò tesoro di questa frase conservandola gelosamente nel bagaglio di esperienze che mi porto dentro, afferrandola tra i denti ogniqualvolta la vita sembra una battaglia persa . Frase altrettanto commovente è "ogni croce porta la resurrezione" e in virtù di questo riuscirò a tracciare il cammino della mia vita. Oggi ho avuto una lite con mia madre, la donna che tanto mi sembrava comprensiva oggi si è mostrata una persona frivola che ha calpestato i miei sentimenti. Don Ale, sei l'unico ad aver letto nel mio cuore a capire e confermarmi che la ferita non si rimarginerà mai e ad aver sottolineato quanto grande è l'amore di una madre nei confronti del figlio, l'unione di due cellule, maschile e femminile che diventa vita appena il cuore si forma nel grembo materno. Il bimbo mai nato era già mio figlio! Sarà lui l'angelo protettore, mio e dei miei cari, che forse m'insegnerà a pregare
Don Alessandro Martini
Email martini_alessandro@tin.it Skype don.alessandro.martini MSN don.alessandro.martini@hotmail.it Yahoo! don_alessandro_martini@yahoo.it Spaces http://don-alessandro-martini.spaces.live.com MySpace http://www.myspace.com/donalessandromartini Cellulare 0039 348 6538661 Telefono 0039 011 9064151 11 maggio 2008"Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà" (2 Cor 3, 17)
Oggi è Pentecoste. Lo spirito Santo è il protagonista della nostra vita. E l’amico più grande. San Paolo dice che "Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà" (2 Cor 3, 17). Ho toccato con mano che l’azione dello Spirito Santo esiste, malgrado la mia debolezza.
È bastato ascoltarli un po’
Ha telefonato una signora convinta che i suoi figli fossero indemoniati. Le ho dato appuntamento. È venuta col marito. È bastato ascoltarli con un po' di attenzione per aiutarli a capire che i problemi che hanno i loro figli sono purtroppo molto diffusi e non c'è bisogno di pensare di avere dei figli indemoniati. Ho cercato di incoraggiarli, ho consigliato loro di rimanere molto uniti. Alla fine sembravano più sereni. Sono poi andato a trovarli presto a casa.
Verifica tecnica o direzione spirituale?
Abbiamo fatto una riunione per verificare il nostro ritiro per i giovani “TreGiorniPerTe” fatto a Cuneo nel ponte del 25 aprile. Una cosa mi ha colpito. In alcuni momenti la riunione, da verifica tecnica e di programmazione, mi sembra che si sia trasformata in un incontro di direzione spirituale comunitaria. Di condivisione spirituale. Vorrei che tutte le riunioni fossero sempre così. Non solo trovarsi a programmare cosa fare e verificare cosa abbiamo fatto, cose giustissime e importantissime. Ma prima di tutto trovarsi a condividere con gli altri il nostro cammino di fede. A fare ogni volta un’esperienza incontro con Cristo nella comunione con i fratelli. Se sarà forte tale comunione, sarà più stragrande la luce dello spirito Santo sulle nostre decisioni. Faremo di più quello che vuole lui e non i nostri programmi umani.
Quattro giovani con la comunità propedeutica
Mi sembra un frutto dello Spirito Santo il fatto che quattro giovani delle mie parrocchie siano andati a fare una settimana comunitaria vocazionale in seminario minore in compagnia dei giovani della comunità propedeutica. All’inizio dell’anno, quando programmo tutto, quando sogno che cosa potrebbe succedere di bello durante l’anno, per trasformarlo prima in preghiera e poi in programmazione da proporre, non avrei neppure lontanamente immaginato che sarebbe potuta accadere una cosa così bella. Lo Spirito Santo va spesso al di là dei nostri sogni. È lui il regista. Il protagonista della parrocchia. Devo lasciarlo fare di più.
Farsi vuoto
Un ragazzo che da parecchio tempo soffre di depressione mi chiama. Vorrebbe da me dei consigli spirituali. Penso che in fondo avrà soprattutto da sfogarsi come ha fatto altre volte. A volte può essere pesante ascoltare una persona in depressione. Capisco che è una chiamata di Gesù. Una di quelle che Gesù ci fa 30 volte al giorno. Dico di sì. Vado. Inizia un dialogo fra noi. All’inizio mi racconta come lui vede la propria situazione. È forte la tentazione di dare delle risposte. Di dare delle soluzioni. Di spiegare come deve fare. Ma capisco che devo farmi vuoto. Devo cercare di immedesimarmi lui. Di accogliere dentro di me la sua situazione. Di cercare di comprenderlo fino in fondo. Spontaneamente, a poco a poco, il dialogo si trasforma in una confessione. Ha il coraggio di dire cose che da anni si porta dentro. Alla fine mi chiede il perdono di Gesù. Anche qui ho visto l’azione dello spirito Santo. A volte lo Spirito Santo non vuole tanti nostri ragionamenti, no ha bisogno delle nostre soluzioni umane. Lui vuole utilizzarci come strumenti per essere Lui ad agire. E lui “di solito” (sempre) fa molto meglio di come faremmo noi.
Ragazzi vivaci ?
Dovevo fare un incontro sulla fede con un gruppo di ragazzi delle superiori un po’ vivaci. Ogni venerdì si incontrano in parrocchia con i loro animatori e spesso li fanno un po’ disperare. Si sono fatti un po’ la nomea di ragazzi che non combinano niente. Ero un po’ nervoso. Ho cercato di prepararmi alla preghiera, mentre aspettavo che arrivassero. L’argomento doveva essere “Se Dio si fosse rivelato come vorrei che fosse … a che condizioni potrei credergli?”. Subito la tentazione era quella di urlare contro di loro per farli stare bravi. Ma ho cercato di mettermi nell’atteggiamento di amare ciascuno di loro. Forse questo era più facile perché non c’erano tutti, erano pochi. Non so se se ne siano accorti del mio atteggiamento. So che hanno tirato fuori delle cose molto belle, anche se molto semplici. Su come vorrebbero che fosse un Dio fatto uomo, su Gesù che di fatto è stato “un grande” … Hanno partecipato bene. E alla fine mi ringraziavano di aver passato una serata con loro. Specialmente i più vivaci. Devo ringraziare anche gli animatori che dedicano sempre tempo e attenzione ai loro ragazzi.
Famiglia
Qualche mese fa avevamo accolto nella comunità una famiglia che veniva dall’Ecuador. Tre figli e il quarto in arrivo. Sposati solo civilmente. Li avevamo aiutati e un po’ come Centro d’ascolto, avevamo inserito i ragazzi più grandi nel catechismo. Non avevo detto niente a loro del matrimonio. Sono stati loro spontaneamente a chiedere di sposarsi in chiesa nell’occasione del battesimo del quarto bambino. Stiamo facendo il cammino di preparazione. Mi sembra di vedere un pochino anche l’azione dello Spirito Santo dentro di loro.
26 agosto 2008CONDIVIDO POCHE COSE
Quest’anno abbiamo impostato il campo di quarta elementare sul tema delle Beatitudini. Ogni giorno un animatore doveva raccontare un’esperienza su come era riuscito a vivere una beatitudine. Mi ha colpito quanto queste esperienze fossero concrete. Questo mi ha fatto capire come nelle nostre parrocchie ci sia già un po’ l’esperienza di mettere in pratica il Vangelo concretamente.
Dopo una mia spiegazione di un brano di Vangelo al Campo Nazionale Militanti della Gioc, la Vicepresidente, che mi conosce da anni, proveniendo dalla mia parrocchia mi ha detto: “Tu non ti rendi conto di che uomo che sei diventato, non che prete!”. Forse vuol dire che quando ami un po’ se parli non parli solo, ma doni.
Le mie vacanze, anche quest’anno sono state occasioni di vivere momenti belli di fraternità tra sacerdoti. Con Don Bruno che ci ospitava a Polanesi. Con Riccardo e poi con Don Roberto che hanno condiviso un pezzo di vacanze con me. Poi a Sestri Levante con Don Paolo e Don Stefano. Poi a Loppiano con sacerdoti e seminaristi provenienti da Iraq, Stati Uniti, Guatemala, Colombia, Italia, Slovacchia, Slovenia, Congo, Uganda, Centrafrica, Filippine, Corea. Non capisco quei preti solitari e individualisti. Questa è la mia famiglia. 8 ottobre 2008Racconto
qualcosina di me
DANIELE
In questi giorni sto meditando una frase del Vangelo che dice “Date e vi sarà dato” Ad esempio sto cercando di voler bene al carissimo seminarista Daniele che il vescovo ci ha mandato il sabato e la domenica Quando viene da noi cerco di stare con lui il più possibile Di dedicarmi a lui con tutto l’amore che riesco Di tralasciare altri impegni e altre cose da preparare per poterlo seguire bene Ma mi sembra che il Signore in cambio mi dia molto di più Mi sta facendo riscoprire un po’ di entusiasmo del mio essere prete, dello stare di più in mezzo ai giovani Erano mesi o anni che non passavo in un bar a salutare i giovani che c’erano lì dentro A stare con loro Ero preso dalle riunioni, dalle cosa preparare E anche da un po’ di pigrizia e di stanchezza Dopo aver fatto tutte queste cose alle 10 o le 11 non avevo più voglia di vedere nessuno Ma il fatto di stare con lui e di doverlo accompagnare mi spinge a riallacciare certi contatti che non avevo più seguito abbastanza Sta riscoprendo l’entusiasmo di essere un prete che esce dalla parrocchia per incontrare i ragazzi dove sono loro È proprio vero “Date e vi sarà dato” Ho dato un po’ di tempo e in cambio ne ho ricevuto che sto riscoprendo la mia identità
GENITORI E RAGAZZI
L’altro mese invece stavo meditando un’altra frase del Vangelo “Amate i vostri nemici” Non mi sembra di aver nemici Però sicuramente ho delle persone che non mi capiscono o a cui non riesco a far capire delle cose Tra queste stesso ci sono i genitori dei ragazzi del catechismo Loro vogliono solamente avere dei sacramenti spesso senza essere interessati a un cammino di fede Io invece vorrei proporre il cammino di fede prima dei sacramenti Non ci capiamo La frase “Amate i vostri nemici” mi ha aiutato essere meno rigido con questi genitori Ad esempio con quelli che non hanno voluto mandare i loro ragazzi al ritiro in preparazione alla cresima Pur dicendo loro la verità ho avuto più pazienza Sono riuscito anche ad avere uno sguardo più positivo con i ragazzi Quando dovevo sgridarli, al ritiro, ho cercato di farlo senza fare commenti negativi su di loro come mi erano scappati in passato Questo ha significato dover usare molta fantasia Trasformare un’attività all’ultimo momento perché ti accorgi che non riescono seguirla Ogni volta che li devi sgridare un po’ fare un richiamo diverso da quello che avevi fatto prima per non essere troppo noioso Ho cercato di seguire i consigli che mi ha dato la carissima suor Mariapaola “Per la due giorni, per ottenere il silenzio cerca di non urlare ma parlare a bassa voce, vedrai che pian piano staranno zitti per ascoltarti. Se poi non riesci allora usa i toni alti. Per il resto tutto bene, i ragazzi ti vogliono bene. Cerca di non affanarti, di fare con calma, anche se è normale l'affanno perché un campo con così tanti ragazzi non è semplice. Spirito Santo e collaborazione con chi viene con te. Ciao, sr MP”
TREGIORNIPERTE
Al ritiro con i giovani di inizio settembre (TreGiorniPerTe) ho cercato di mettermi in servizio il più possibile Ad esempio quando ero stanco di sera cercando di confessare ogni persona come se fosse la prima O con i servizi concreti durante i pasti Mi ha colpito il fatto che c’è una ragazza che dice grazie a questi ritiri si sta riavvicinando alla Chiesa O il fatto che delle persone hanno potuto parlare a lungo di argomenti di cui di solito non si osa condividere con gli altri chiedendosi cosa ne pensa Gesù Che bello Gesù ci usa come strumenti AngeloSono appena ritornato a casa dal lavoro e squilla il telefono. E’ una suora della parrocchia. Visto che sono ministro straordinario dell’eucaristia, mi chiede se posso andare a visitare una signora che è all’ospedale. Il parroco, infatti, è assente. Una amica della signora mi chiede di venire con me. Quando arriviamo alle Molinette nella camera dell’ammalata, sono presenti tante persone. Ad un certo punto chiedo di rimanere solo con l’ammalata. Lei è gravissima e per questo motivo vorrei chiederle se desidera incontrare un sacerdote. Tuttavia è lei stessa, dopo un certo tempo di silenzio, a dirmi: “Ho un solo desiderio, vorrei confessarmi”. Esco per cercare un sacerdote. Quando arriva gli spiego la situazione. Durante la celebrazione rimaniamo tutti in camera con il sacerdote, anche perché l’ammalata non è molto lucida e non parla. Terminata la funzione il sacerdote dice: “Usciamo e lasciamola sola un po’ di tempo”. Mentre tutti escono lei mi prende la mano e mi fa cenno di restare e di sedermi. Mi siedo e rimango solo con lei. Ad un certo punto mi dice: “Mi parli del paradiso”. Non ricordo cosa le ho detto, ricordo solo che il suo viso si illuminava e notavo in lei una grande pace. Ad un certo punto mi dice: “Oggi io incontrerò Gesù che ho sempre rinnegato e ci sarà la sua mamma ad aspettarmi”. Rispondo: “Certo, tu l’incontrerai mentre tante persone della parrocchia stanno pregando per te”. Riprende: “Sono proprio felice. Io pregherò dal cielo per loro”. Gli chiedo se vuole parlare con qualcun altro: “Sì, con la mia amica” e mi dice il nome. Era la signora che mi aveva accompagnato. Io esco dalla camera e lei vi entra. Poi esce commossa esclamando: “Mi ha parlato! Mi ha parlato!”. Durante tutto il viaggio di ritorno verso casa la signora mostra di essere arrabbiata con Dio. Dice: “Se Dio ci fosse, non dovrebbe permettere questo!”. Io non ribatto, non dico nulla. Ci salutiamo. Poco tempo dopo il marito muore per un incidente sul lavoro. Lei rimane sola con due figli. Trova lavoro in un asilo dove io portavo mio figlio. Spesso in fabbrica mi chiedono di fare delle ore in più, ma io non posso mai, perché ogni giorno devo andare a prendere mio figlio all’asilo. Un giorno provo a chiedere ad una vicina di casa se me lo porta a casa lei ma mi risponde con un secco: “No, non porto mai estranei nella mia auto”. “Grazie” è la mia risposta. Tuttavia mentre sono al lavoro, alle due del pomeriggio, mi telefona la signora che un tempo avevo accompagnato alle Molinette per dirmi che posso fermarmi e che il figlio lo avrebbe accompagnato lei. Parlando con mia moglie, poi, dice: “Conosco bene lei e suo marito, lo faccio per voi, perché siete dei cristiani veri e lo faccio volentieri. Ma per altre persone che vanni in chiesa non lo farei mai!” Finchè il figlio va all’asilo, siamo andati avanti così. Quando il figlio faceva le elementari ogni tanto la andavamo a trovare, poi ci siamo un po’ persi di vista. Una domenica mia moglie ed io siamo andati a Messa in un’altra parrocchia. Terminata la Messa, essendo rimasto indietro, vedo una signora che abbraccia mia moglie: è la signora che andava a prendere mio figlio all’asilo! Mi avvicino e la signora, quando mi vede, mi dice: “Vede, adesso anch’io vengo a messa tutte le domeniche e nei giorni feriali vengo a pulire la chiesa!”. Difficile con i difficili28/02/2005 Chi, io? Ma cosa dici. Non lo
ammetteranno mai, le persone difficili, di essere, appunto, difficili. Anche
davanti ad una mole schiacciante di prove. Opporranno in modo tenace e
minuzioso le loro inossidabili buone ragioni. ESTATE 2008Quest’anno abbiamo impostato il
campo di quarta elementare sul tema delle Beatitudini. Ogni giorno un animatore
doveva raccontare un’esperienza su come era riuscito a vivere una beatitudine.
Mi ha colpito quanto queste esperienze fossero concrete. Questo mi ha fatto
capire come nelle nostre parrocchie ci sia già un po’ l’esperienza di mettere
in pratica il Vangelo concretamente.
Dopo una mia spiegazione di un brano di Vangelo al Campo Nazionale Militanti della Gioc, la Vicepresidente, che mi conosce da anni, proveniendo dalla mia parrocchia mi ha detto: “Tu non ti rendi conto di che uomo che sei diventato, non che prete!”. Forse vuol dire che quando ami un po’ se parli non parli solo, ma doni.
Le mie vacanze, anche quest’anno sono state occasioni di vivere momenti belli di fraternità tra sacerdoti. Con Don Bruno che ci ospitava a Polanesi. Con Riccardo e poi con Don Roberto che hanno condiviso un pezzo di vacanze con me. Poi a Sestri Levante con Don Paolo e Don Stefano. Poi a Loppiano con sacerdoti e seminaristi provenienti da Iraq, Stati Uniti, Guatemala, Colombia, Italia, Slovacchia, Slovenia, Congo, Uganda, Centrafrica, Filippine, Corea. Non capisco quei preti solitari e individualisti. Questa è la mia famiglia.
Perché la Chiesa è in politica?Perché la Chiesa è in politica?
UN POPOLO FA
IO LA PENSO COSI’
SEI SEMPRE CHIESA UN
CAMBIAMENTO DA FARE
Il passato …Il passato …
. Il passato della chiesa ha avuto pagine meravigliose e pagine bruttissime. V. 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio. VI. 1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.
La ricchezza della Chiesa …La ricchezza della Chiesa …
UN CRISTIANO SI Perché la Chiesa non vuole le coppie di fatto?NON E’ MAGISTERO Non c’ è nessuna posizione ufficiale della chiesa su questo. Bisogna saper distinguere tra · Magistero infallibile (rarissimo) · Magistero non infallibile · Opinioni / Discussione A CHI INTERESSA IL MAGISTERO (Questo ti interessa solo se sei amico di Gesù … in questo caso, infatti, vuoi avere la garanzia di essere fedele al suo Messaggio … ascoltando chi Gesù stesso ha scelto per questo … i successori degli apostoli … i vescovi) E’ UNA LEGGE DELLO STATO Non c’ è nessun pronunciamento del Magistero su questo (d’ altronde non ci può essere perché si parla di una legge dello stato … e i pronunciamenti del Magistero sono solo su fede e morale … non sulle leggi dello stato) … però c’ è la volontà di entrare nel dibattito. SU COSA SI DISCUTE Voglio farvi capire i termini in gioco … dopo di che discutiamo. · Non è un problema l’ esistenza delle coppie di fatto … ci sono sempre state e sempre ci saranno … oggi per la chiesa sarebbe meglio avere meno matrimoni in chiesa … ma più convinti (questo vale per ogni sacramento) · Il problema è favorire il matrimonio civile LO STATO SOSTIENE CIO’ CHE HA UTILITA’ SOCIALE Lo Stato cosa fa? (… o cosa dovrebbe fare … ) · Valuta l’ utilità sociale delle cose · Se una cosa ha utilità sociale la sostiene (ad esempio: la Gioc – ha utilità sociale – ti do un contributo) Applichiamo questo a caso nostro · La famiglia ha una grande utilità sociale … lo Stato dà alla famiglia delle cose in cambio LE COPPIE DI FATTO SONO MENO UTILI Allo stato è più utile il matrimonio che le coppie di fatto · Maggiore garanzia di stabilità · Impegno pubblico · Diritti e DOVERI sanciti Certamente alla società conviene favorirlo (e invece si fa poco … ) Lo stato può dire: “ Le coppie di fatto mi sono utili, ma un po’ di meno” FIN QUI SONO TUTTI D’ACCORDO RICONOSCIMENTO NON ALLA PARI O NON RICONOSCIMENTO? La discussione è su cosa fare come conseguenza di ciò che viene sopra · C’ è chi dice – riconoscimento – ma non alla pari · C’ è chi dice – nessun riconoscimento – se no, di fatto, sfavorisci il matrimonio OMOSESSUALI … NON E’ MATRIMONIO Poi c’ è la questione degli omossessuali · Lì un riconoscimento ci vuole · Non si può chiamarlo matrimonio perché il matrimonio è un patto tra persone di sesso diverso, fatto anche per procreare e crescere i figli · Ci vuole una nuova forma DIRITTO PRIVATO O FORMA DI RICONOSCIMENTO? FIN QUI SONO TUTTI D’ACCORDO La discussione è su cosa fare come
conseguenza di ciò che viene sopra
Perché i preti non possono sposarsi? E’ NORMALE Le persone che non si sposano per la spiritualità ci sono in molte religioni (ad esempio i monaci buddisti), in molte culture, ci sono sempre stati. E’ una cosa normale. È una cosa umana. UN PO’ COME GLI ANIMATORI CERCO DI FARVI CAPIRE La cosa più bella PER ME è la paternità. Sei anche un po’ madre. E’ UNA VITA
BELLA … MA NON E’ L’UNICO MODO DI ESSERE PRETE
PENSIERI FOLLI (?)
MENO PIACERE … DIFFICOLTA’
La Chiesa è contro i rapporti prematrimoniali?Dall’Enciclica di Benedetto XVI “Deus Caritas Est” («eros» = desiderio sessuale e «agape» = amore che dà la vita per l’ altro) Anche se l'eros inizialmente è soprattutto bramoso — fascinazione per
la grande promessa di felicità — nell'avvicinarsi poi all'altro si porrà sempre
meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell'altro, si
preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà «esserci per» l'altro.
Così il momento dell'agape si
inserisce in esso; altrimenti l'eros decade e perde anche la sua stessa natura.
L'eros
ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere
di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella
beatitudine a cui tutto il nostro essere tende.
(però … può esserci un linguaggio più o
meno falso … certamente, ad esempio, è meno falso se c’è una convivenza …
almeno si condivide la vita quotidiana, lo stipendio, la cucina, la lavanderia
… è falso ma meno falso)
La Chiesa è contro gli anticoncezionali, poi però è contro l’aborto! COSE DETTE A TUTTI E COSE DETTE ALL’INTERNO DELLA FAMIGLIA Certe cose i cristiani le devono dire a tutti. Perché ai cristiani interessa ogni uomo. Certe altre cose sono cose che loro si dicono tra loro, ne discutono tra loro, non vogliono dirle a tutti. Ad esempio a tutti dicono ad esempio di non uccidere. Tra di loro si dicono anche che dobbiamo essere pronti a dare la vita per tutti come ha fatto Gesù. Anche queste due cose sono cose diverse, dette a persone diverse. Essere contro l’ aborto è una cosa da dire a tutti, nessuno escluso. ANTICONCEZIONALI = DISCORSO TRA NOI CHE VIVIAMO IL SESSO IN UN CERTO MODO La discussione sugli anticoncezionali invece non è per tutti, ma è solo per coloro che accettano e vivono la sessualità in un certo modo. Sempre con la stessa persona, con cui hai scelto di essere una cosa sola per sempre, aperti anche alla vita. In quel caso è avvenuta una lunga discussione. PIU’ BELLI DA VIVERE Ed alla fine si è concluso che sarebbero meglio i metodi naturali, perché favoriscono il dialogo nella coppia, un rapporto sereno con il proprio corpo, una maggiore conoscenza reciproca, in una parola sono più belli da vivere (oggi hanno la stessa efficacia degli altri). “E se io non sono d’ accordo?” … I cristiani hanno sempre discusso e sempre discuteranno … è normale. Il fatto è che per discutere sulla posizione della Chiesa sull’ aborto si può farlo da qualsiasi punto di vista. Per discutere sull’ altra cosa non ha senso se non ti dici cristiano. È come se tu pretendessi di discutere di un affare interno di una famiglia senza farne parte. Allora prima decido se far parte della famiglia, se far parte del popolo di coloro per i quali a persona più importante è Gesù. Se sì, allora vieni con noi a discutere, discutere, discutere. Se no discuti con noi solo delle cose che noi abbiamo detto rivolgendoci anche a te. Discutere di etica nella chiesa? DISCUSSIONI NORMALI TRA CRISTIANI Non è necessario che arriviamo tutti ad un’idea unica – sono cose di cui i cristiani devono discutere – nessuno ha la verità in tasca. PRIMA LE BASI Forse siamo partiti dal punto sbagliato – prima di discutere queste cose bisogna discutere le basi del cristianesimo. NEANCHE IL PAPA SA TUTTO DAL DISCORSO DI PAPA BENEDETTO XVI AI PRETI DI AOSTA (25 luglio 2005) Vorrei, brevemente in quanto posso, rispondere alle vostre domande, ma vorrei anche dire che il Papa non è un oracolo, è infallibile in situazioni rarissime, come sappiamo. Quindi condivido con voi queste domande, queste questioni. Soffro anch'io. Nessuno di noi ha una ricetta fatta, anche perché le situazioni sono sempre diverse. IL CRISTIANESIMO AIUTA A SCOPRIRE L’ETICA UMANA Il cristianesimo non ha un’etica · L’etica cristiana è l’etica umana · Il Dio creatore (che ha messo nel cuore di ogni uomo l’etica umana) è il Dio salvatore (quello che ha mandato suo Figlio Gesù) · Piuttosto, il cristianesimo aiuta l’uomo a guardarsi meglio dentro e a scoprire l’etica umana che è già dentro di lui · Gesù è venuto per insegnarci ad essere uomini · Il cristianesimo è il vero umanesimo I CRISTIANI DISCUTONO CON RAGIONAMENTI UMANI Quindi oggi parleremo di cose di cui i cristiani discutono con passione · Loro che credono in Gesù · E quindi in Dio e nell’uomo · Perché Gesù è Vero Dio e Vero Uomo Discuteremo · Non sulla base di disposizioni religiose · Ma sulla base di disposizioni umane IL CENTRO DEL CRISTIANESIMO NON E’ L’ETICA Ma il punto non sono queste cose · Può darsi che tu non capisci · Non se d’accordo · Si discute · Si ricerca insieme SULL’ETICA DISCUTEREMO SEMPRE Tu puoi essere cristiano e non essere d’accordo con certe norme etiche · Il centro non è l’etica · Non sono le regole IL CENTRO E’ UNA PERSONA Il centro (e lo scandalo) del cristianesimo è quella persona: Gesù · Afferma di essere Dio · … di essere il senso della tua vita · … di essere il destino di ognuno · … che ogni persona è fatta per lui Oggi Gesù è “tabù” … si parla dell’etica perché c’è paura di Gesù Se tu sei cristiano il tuo criterio per essere uomo è Gesù · Il tuo ideale di uomo è Gesù STIAMO PARLANDO DEL TETTO PRIMA CHE DELLE FONDAMENTA È importante re-incontrarci per parlare di questo È inutile discutere di che colore pitturare i muri · Se prima non ci sono le fondamenta Gesù insegnava alla gente a ragionare Perché l'amore e il ragionamento dovrebbero essere due cose diverse? Non sono forse la stessa cosa? Non è forse l'amore la cosa più ragionevole che esista? E un amore che non ragiona è ancora amore? Non rischia di fare ciò che non è giusto ed appropriato per l'altro ma di essere schiavo dell'istinto del momento? E' ancora amore un amore che non è sicuro che esista la persona oggetto del suo amore? Non è piuttosto un illudere sè stessi di amare? Non è in fondo narcisismo, ricerca di sè stessi? Solo l'amore unito al ragionamento e alla ricerca della verità è vero incontro con l'altro (quindi è amore). E' per questo che, se leggi attentamente il Vangelo, Gesù, alle persone, non insegnava solo ad amare. Ma insegnava loro anche a ragionare! Se no perché rispondeva sempre ad una domanda con un'altra domanda? Se no, perché usava le parabole? Perché diceva: "Chi ha orecchi per intendere intenda?". Perchè aiutava le persone ad arrivare da soli a scoprire le cose? Perchè dava molte domande e poche risposte? Come non c'è fede senza amore, non c'è fede senza ragionamento. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||